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Prime Esperienze

L’ultima parete


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
12.04.2026    |    661    |    1 8.0
"Miriana lo guarda, gli occhi che si dilatano ancora di più, la lingua che esce a bagnarsi le labbra come se stesse già immaginando il sapore di lui in bocca..."
Miriana irrompe nella stanza di Angelo,
nuda e decisa, ponendo fine a mesi di
tensione. La sua richiesta è chiara: o lui la
distrugge, o non se ne andrà. In un gioco di
potere e desiderio, i due cedono a una
passione che li consumerà entrambi.
La porta si spalanca con un colpo secco, il legno che sbatte contro il muro con un rumore sordo, come se
qualcuno avesse calciato via ogni esitazione. Angelo alza lo sguardo dal bicchiere di whisky che sta sorseggiando,
le dita che si stringono attorno al vetro freddo, le nocche che sbiancano per un istante. Non ha bisogno di
voltarsi per sapere chi è. L’odore lo tradisce prima ancora che lei apra bocca: un misto di vaniglia bruciata e
sudore fresco, quel profumo che si attacca alla pelle dopo una doccia frettolosa, quando l’acqua non riesce a
lavare via l’impazienza.
Miriana è lì, sulla soglia, i piedi nudi che affondano nel tappeto spesso del corridoio. Indossa solo una maglietta
oversize, quella grigia con il collo scolorito che le pende da una spalla, lasciando intravedere la curva del seno
sinistro. Il tessuto sottile si incolla alla pelle umida tra le cosce, tradendo quello che non sta cercando nemmeno
di nascondere. Le labbra sono gonfie, morsicate, come se avesse passato l’ultima ora a tormentarle con i denti.
Gli occhi—scuri, quasi neri sotto la luce fioca del lampadario—sono fissi su di lui, dilatati, con quella lucidità
febbrile che precede le decisioni irrevocabili.
«Non ce la faccio più.»
La voce le esce rauca, un graffio contro il silenzio della stanza. Non è una supplica. È una sentenza. Le dita si
aggrappano allo stipite della porta, le unghie rosicchiate che scavano nel legno laccato. Un tremito le percorre le
braccia, non per freddo, ma per qualcosa di molto più pericoloso. Angelo non risponde. Non ancora. Si limita a
posare il bicchiere sul tavolino, il liquido ambrato che oscilla contro i bordi senza traboccare. Ogni movimento è
misurato, lento, come se il mondo intorno a loro non stesse già scivolando nel caos.
Miriana fa un passo avanti. Poi un altro. Il tappeto attutisce i suoi passi, ma il rumore del suo respiro—affannato,
irregolare—riempie la stanza. Si ferma a meno di un metro da lui, abbastanza vicina da fargli sentire il calore che
emana dal suo corpo, quel tepore umido che sa già di peccato. Solleva una mano, le dita che sfiorano il bottone
della sua camicia, ancora abbottonata nonostante l’ora tarda. Non lo slaccia. Aspetta.
«Stasera mi distruggi, Angelo.» Le parole sono un ordine, non una richiesta. «O non vado via.»

Lui finalmente alza gli occhi sui suoi. Non sorride. Non ha bisogno di farlo. Il silenzio tra loro è carico di tutto ciò
che non si sono detti in mesi di sguardi rubati, di incontri casuali sulle scale, di notti in cui il rumore del suo letto
che scricchiolava contro il muro li aveva tenuti svegli entrambi, ognuno dall’altra parte della parete, a immaginare
cosa sarebbe successo se avessero ceduto. Ora non c’è più muro. Non c’è più parete. Non c’è più niente tra loro
tranne l’aria elettrica e la promessa di qualcosa che li consumerà entrambi.
Angelo allunga una mano, le dita che si chiudono attorno alla gola di Miriana con una presa ferma, non crudele,
ma innegabilmente possessiva. Non stringe. Non ancora. Sentire il battito del suo polso contro il palmo, però, è
enough per fargli capire che sta per perdere il controllo. E va bene così. Stasera non ci saranno freni.
«Sei sicura?» La sua voce è bassa, un growl che vibra nel petto. Non è una domanda retorica. Vuole sentirglielo
dire. Vuole che sia lei a bruciare ogni ponte.
Miriana ride, un suono breve e amaro che le esce dalla gola come un singhiozzo. Poi, con un movimento così
veloce che lui quasi non lo vede arrivare, si strappa la maglietta di dosso, lasciandola cadere a terra in un
ammasso di cotone grigio. Nuda. Completamente. Il seno è pieno, i capezzoli duri e scuri, già turgidi per
l’eccitazione. La pancia è piatta, con quel leggero tremito dei muscoli che tradisce quanto stia lottando per non
gettarsi su di lui in questo preciso istante. Ma è tra le gambe che Angelo non riesce a distogliere lo sguardo: la
figa è già lucida, le labbra gonfie e aperte, un invito che non può ignorare.
Non aspetta altro. La solleva di peso, le braccia che si chiudono attorno alle sue cosce, le dita che affondano
nella carne morbida dei glutei. Miriana emette un verso strozzato, le unghie che gli graffiano le spalle attraverso
la camicia, ma non protesta. Non quando lui la getta sul letto con un movimento brusco, il materasso che si
deforma sotto il suo peso, le lenzuola fresche di bucato che si increspano attorno al suo corpo. Non quando le
divarica le gambe con una mano, l’altra che si abbassa a sfiorarle il clitoride già pulsante, solo per sentirla
sobbalzare, la schiena che si inarca dal materasso.
«Porca puttana, Angelo—»
Non finisce la frase. Non ne ha il tempo. Lui si abbassa su di lei, la bocca che si chiude attorno a un capezzolo, i
denti che graffiano la pelle sensibile prima che la lingua arrivi a lenire il dolore. Miriana grida, le dita che si
intrecciano nei suoi capelli, tirando forte, quasi volesse strappargli il cuoio capelluto. Ma non è per farlo
smettere. È per tenerlo lì. Per farsi marchiare.
«Ti prego» ansima, le parole che si trasformano in un gemito quando lui morde più forte, sufficientemente da
lasciare un segno. «Scopami. Ora. Cazzo, Angelo, ho bisogno di te dentro di me.»
Non ha bisogno di chiederlo due volte.
Si alza appena il tempo necessario per slacciarsi i pantaloni, il cazzo che salta fuori già duro come la pietra, la
punta umida che brilla sotto la luce della lampada da comodino. Miriana lo guarda, gli occhi che si dilatano
ancora di più, la lingua che esce a bagnarsi le labbra come se stesse già immaginando il sapore di lui in bocca. Ma
non è quello che vuole stasera. Non è quello di cui ha bisogno.
Angelo le afferra i fianchi, le dita che si conficcano nella carne mentre la tira verso di sé, il culo che scivola sulle
lenzuola, la figa che si offre a lui senza riserve. Non c’è preambolo. Non c’è gentilezza. Affonda in lei con

un’unica spinta violenta, il cazzo che si fa strada tra le labbra bagnate con un suono umido, quasi osceno. Miriana
urla, la testa che si ributta all’indietro, i capelli che si spargono sul cuscino come una macchia nera. Le unghie gli
scavano solchi rossi sulle braccia, ma lui non si ferma. Non ora. Non quando sente quanto è stretta, quanto è
calda, quanto il suo corpo lo sta già stringendo come se non volesse più lasciarlo andare.
«Cazzo! Sì! Così!» Le parole le escono a scatti, tra un ansito e l’altro. «Più forte! Scopami tutta, fammi venire
come non mi è mai successo!»
Angelo obbedisce. Si ritrae quasi del tutto, lasciandola vuota per un istante che sembra eterno, prima di
ripiombare dentro di lei con un colpo di reni che fa scricchiolare il letto. Il suono della pelle che sbatte contro la
pelle riempie la stanza, umido e ritmico, accompagnato dai gemiti rotti di Miriana e dal respiro affannoso di lui.
Ogni affondo è più profondo del precedente, ogni spinta la porta più vicina al limite. Le sue palle sbattono
contro il suo culo ad ogni colpo, il suono un contraltare perfetto ai versi disarticolati che le escono dalla gola.
«Sei mia» ringhia Angelo, le labbra contro il suo orecchio, i denti che le mordicchiano il lobo. «Stasera sei solo
mia, cazzo.»
Miriana ride, un suono isterico che si trasforma in un grido quando lui cambia angolo, colpendo quel punto
dentro di lei che la fa impazzire. «Sì! Sono tua! Sono la tua puttana, Angelo! Usami!»
Le parole lo mandano oltre il limite. La gira con un movimento brusco, facendola mettere a quattro zampe, il
culo alto e offerto, la schiena inarcata in una curva perfetta. Non le dà tempo di prepararsi. Si tuffa dentro di lei
di nuovo, questa volta ancora più in profondità, le mani che le afferrano i fianchi con una presa che domani le
lascerà lividi. Miriana grida, le dita che si aggrappano alle lenzuola, strappandole quasi. Ogni spinta la fa
sobbalzare in avanti, il suo corpo che sembra non riuscire a reggere la forza con cui lui la sta prendendo. Ma non
gli chiede di fermarsi. Anzi.
«Di più! Distruggimi! Fammi squirtare, cazzo! Voglio sentirti dentro di me quando verrò!»
Angelo non ha intenzione di deluderla. Aumenta il ritmo, i fianchi che si muovono come pistoni, il sudore che gli
cola lungo la schiena, bagnandogli la camicia ancora addosso. Il letto scricchiola sotto di loro, minacciando di
crollare. Non gli importa. L’unica cosa che conta è il calore umido che lo avvolge, la pressione che gli sale lungo la
spina dorsale, il modo in cui Miriana sta iniziando a tremare, i muscoli che si contraggono attorno al suo cazzo
come una morsa.
«Ecco, tesoro» ansima, una mano che scivola sotto di lei per trovare il clitoride gonfio. «Vieni per me. Ora.»
Non serve altro. Miriana urla, un suono gutturale che sembra strapparle l’anima, il corpo che si irrigidisce prima
di crollare. Angelo sente il calore che la inonda, il liquido che schizza fuori da lei, bagnandogli le palle e le
lenzuola sotto di loro. Ma non si ferma. Non ora. Continua a pompare dentro di lei, ogni affondo che la fa
tremare di nuovo, ogni spinta che le strappa un altro orgasmo, uno dopo l’altro, fino a quando la sua voce non
diventa solo un rantolo roco, il corpo che cede sotto di lui, esausto ma ancora avido.
«Angelo… per favore… sto per—»

Non finisce la frase. Lui lo sente nel modo in cui i suoi muscoli interni si stringono attorno a lui, quasi volessero
trattenerlo lì per sempre. Non ce n’è bisogno. Con un ultimo colpo violento, si seppellisce dentro di lei fino in
fondo, il cazzo che pulsa mentre viene, riempiendola con getti caldi e densi che sembrano non finire mai. Miriana
grida, le unghie che gli lacerano la pelle delle braccia, i denti serrati così forte che sembra stia per spezzarsi la
mascella. Il suo corpo trema, scosso dagli ultimi spasmi dell’orgasmo, mentre lui continua a svuotarsi dentro di
lei, marcandola nel modo più primitivo possibile.
Quando finalmente si ferma, il silenzio che segue è quasi assordante. Miriana è distesa a pancia in giù, il corpo
molle, le lenzuola inzuppate sotto di lei. Angelo si accascia accanto a lei, il respiro ancora affannoso, una mano
che le accarezza la schiena sudata con una lentezza che contrasta con la violenza di pochi istanti prima.
Non ci sono parole. Non ce n’è bisogno.
Miriana gira appena la testa verso di lui, gli occhi semichiusi, le labbra gonfie e rosse. Un sorriso lento,
soddisfatto, le curva le labbra.
«Domani» mormora, la voce rauca e rotta «lo rifacciamo.»
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